Intrecciando con rispondenza armonica e grammaticale i fili delle parole da tradurre con quelle di un’altra lingua tesso il mio tappeto. La levigatezza e la nitidezza del diritto nasconde tanti fili intrecciati e attorcigliati. Il mio compito è togliere dalla superficie del tappeto ogni asperità, renderla ben liscia.
Tradurre è semplicemente tessere.
Invitando chiunque a salire su questo tappeto volante e vedere da vicino un’ altra sponda, trasformo i segni e le figure estranei in uno svolgersi logico di un pensiero espresso in parole. La mia bacchetta magica – dizionario – rompe l’incantesimo.
Tradurre è semplicemente librarsi in aria, in un miscuglio di vari sillabe, fonemi, vocaboli.
E se la traduzione è solo un’eco di qualcosa di molto più grande e naturalmente molto più bello, cerco di fare del mio meglio per proiettare sul rovescio di uno schermo bianco il profilo di una figura lontana che non può essere invisibile al pubblico.